Il prossimo autunno/inverno, secondo le leggi di Murphy applicate alla metereologia, te ne andrai in giro con un impermeabile Pirelli Pzero Waterproof Rain in giornate asciutte quanto le labbra disidratate di un ubriacone. Quando poi si apriranno le cateratte l’avrai lasciato a casa in un eccesso di ottimismo mattutino o ingannato da quello che dopo una rapida occhiata fuori dalla finestra credevi fosse un bel sole d’inverno e invece poi scoprivi essere un mega-asteroide lanciato migliaia di anni fa (quand’era ancora un sassolino affamato di polvere di stelle, poi il butterfly effect ha fatto il resto) da quei beffardi iettatori dei Maya.
E allora rimpiangerai – proprio nel giorno in cui darai le dimissioni da umano per tornare, più leggero, alla biblica polvere e dedicando il tuo ultimo pensiero mortale ad alcunché di filosofico ed esistenziale ma ad un marchio – le nastrature e le membrane gommate interne che t’avrebbero tenuto all’asciutto, nonché elegante, negli ultimi ticchettanti minuti dell’era dell’uomo.
Apocalisse a parte, la collezione presentata al Pitti con uno show indimenticabile (per chi c’era, non io purtroppo: in galleria trovi comunque alcune foto) nella mega-serra del Terrarium de Roster, torna ai primi anni del secolo scorso, quando Pirelli produceva impermeabili da bauscia, ora aggiornati e resi addirittura futuribili grazie all’introduzione di materiali tecnici abbinati a tessuti come il principe di Galles (per l’impermeabile) o la flanella (per il bomber).
